Non solo grandi vini a Bolgheri Liquori e amari di Emilio Borsi

Non solo grandi vini a Bolgheri Liquori e amari di Emilio Borsi

CASTAGNETO CARDUCCI – Nella terra un tempo famosa per i rosatelli e oggi riconsciuta come il Bordeaux italiano, resiste una piccola tradizione di amari e liquori. Roba schietta e gagliarda, per palati virili, fumatori di Toscani e buongustai alla Aldo Santini quella della “Premiata fabbrica di liquori Borsi”. Il poeta dei cipressi alti e schietti in duplice filare da San Guido verso l’entroterra non fu un bevitore di vino quanto lo fu di ponci. All’epoca la Maremma era ancora intrisa di malaria, benché i natali di Giosuè Carducci fossero sul confine dantesco “da Bolgheri a Corneto”. Il farmacista del paese compose qualche ricetta per alleviare e allietare i propri concittadini. Si chiamava Emilio Borsi. Con le sue ricette ancora oggi si producono tutte a mano l’Amarancia, la China Calissaia o il liquore del pastore. Anna Maria Costa pesta a mano per 18 ore la china prima dell’infusione. Il marito Nicola Perrella si occupa di imbottigliare ed etichettare le bottiglie, anche questo tutto a mano. Livelli a occhio, calcolando due dita, l’unica macchina è quella per tappare le bottiglie. Ma soprattutto prodotti schietti. Le arance selvatiche vengono da un terreno della zona che il conte Gaddo della Gherardesca ha messo a disposizione della “premiata ditta Borsi”. L’amarancia è fatta soltanto di arance, acqua, alcol e zucchero. La China ha oltre l’infusione il più dell’affinamento in barrique, mentre il liquore del pastore è un distillato di caglio di latte. Ho assaggiato quest’ultimo all’enoteca Vino e Convivio di Lucca, ho conosciuto invece la China al ristorante Da Oliviero a Firenze. Posti che rifiutano le banalità e portano l’ospite a spasso per una Toscana vera.VAI ALL’ARTICOLO

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